Finis Africae: la conquista della conoscenza

Lo spettacolo -pur presentandosi come un giallo o come un romanzo storico, ad una lettura superficiale- è in realtà costruito attraverso una fitta rete di citazioni tratte da numerose altre opere letterarie; dunque è, in un certo senso, uno spettacolo ispirato ad un libro fatto di altri libri. È anche presente, appena sotto la superficie, una forte componente esoterica, e di fondo la storia può essere vista come una riflessione sul senso e sul valore della verità e della sua ricerca. Nel piano di lettura storico presente nella messa in scena, i personaggi e le forze che nella vicenda narrata si contrappongono rappresentano in realtà due epoche e due mentalità che in quel periodo storico si sono trovate a fronteggiarsi: da un lato il medioevo più antico, col suo fardello di dogmi, preconcetti e superstizioni, ma anche intriso di una profonda e mistica spiritualità, dall'altro lato il nuovo mondo che avanza, rappresentato da Guglielmo, con la sua sete di conoscenza, con la predisposizione a cercare una verità più certa e intelligibile attraverso la ricerca e l'indagine, anticipazione di un metodo scientifico che in Europa di lì a poco non tarderà ad affermarsi.

Il benedettino Adso da Melk, ormai vecchio, racconta le vicende di cui fu testimone nel novembre del 1327 in un grande monastero benedettino del Nord Italia dove giunse come segretario del dotto francescano Guglielmo da Baskerville, incaricato di una delicata missione diplomatica volta a sciogliere i contrasti e promuovere il dialogo tra la Chiesa di Roma e i nascenti movimenti francescani. Dopo il loro arrivo, l'abbazia viene sconvolta da una serie di morti inspiegabili: prima il miniaturista Adelmo, poi il monaco Venanzio, quindi l'aiuto bibliotecario Berengario, il monaco erborista e il bibliotecario Malachia. Durante i sette giorni di permanenza all'abbazia, Gugliemo conduce le indagini attraverso colloqui, interrogatori e osservando il comportamento dei frati. Ben presto comprende che i delitti muovono dalla biblioteca, la più grande della cristianità, costruita come un labirinto il cui accesso è noto solo al bibliotecario. Nella biblioteca esiste poi una sezione, Finis Afrìcae, a tutti inaccessibile. Guglielmo e Adso riescono a penetrarvi e sciolgono il mistero. Gli omicidi sono opera dell'ex bibliotecario cieco Jorge da Burgos, che ha voluto impedire la lettura di un testo secondo lui pericolosissimo: il leggendario II Libro della Poetica di Aristotele, dedicato alla commedia e al riso, da tutti ritenuto perduto e di cui invece era segretamente conservata l'unica copia nel Finis Africae. Jorge, convinto che il libro potesse danneggiare la cristianità, ne aveva avvelenato le pagine e sfogliandolo i frati che avevano tentato di leggerlo erano rimasti uccisi. Scoperto, Jorge preferisce morire pur di impedire la diffusione del libro ritrovato: ne divora le pagine avvelenate e dà fuoco alla biblioteca.

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